Parole in conflitto: inquisitori ed “eretici”

Una mannaia incastonata nel cranio, un pugnale piantato nel cuore. Il libro di Leandro Alberti ritrae così sul carro trionfale dei martiri Pietro da Verona, frate predicatore e inquisitore, ucciso nel 1252 dagli ‘eretici’ e subito canonizzato dalla Chiesa.

Leandro Alberti, De viris illustribus Ordinis praedicatorum libri sex in unum congesti.
Bologna, Girolamo Benedetti, Giovanni Battista Lapi, 27 febbraio 1517. 2°
16.P.III.11

Fin dalle origini, Domenico e i suoi compagni si erano posti il problema di fronteggiare movimenti religiosi giudicati eterodossi. Se all’inizio avevano assunto il compito della predicazione, ben presto alcuni Domenicani – e Minori – ricoprirono anche l’ufficio dell’inquisizione. Lo stesso Alberti, in tale veste, raccolse nel 1551 a Bologna la sbalorditiva deposizione di Pietro Manelfi che svelò l’insospettata articolazione dei gruppi anabattisti e la penetrazione della loro predicazione in Italia.
Non si trattava solo di avere il controllo e il monopolio del discorso religioso. L’idea di una battaglia tra pulpiti evocava uno scontro decisivo, proiettato su uno scenario apocalittico. Nel Liber chronicarum, capolavoro assoluto della prima stampa, un’intera pagina ritrae questa lotta: se in cielo lo scontro è tra angeli e demoni, sulla terra il falso profeta dell’Anticristo predica consigliato dal diavolo, mentre su un secondo pulpito Elia ed Enoch difendono il Vangelo.

Hartmann Schedel, Liber chronicarum.
Norimberga, Anton Koberger, Sebald Schreyer & Sebastian Kammermeister, 12 luglio 1493. 2°
16.E.I.1

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Nell’interpretazione dell’Apocalisse, Enoch ed Elia erano i profeti fedeli degli ultimi tempi. A livello «figurale», essi rappresentavano «i due Ordini famosi, fondati per Dominico e Francesco, i quali sequitando quisti doi campioni conbaterano contra Antecristo», come dice un commento di metà Quattrocento. L’autore è chiaramente filofrancescano. Con una svolta spiazzante annuncia che l’alleanza tra i due Ordini si spezzerà: l’«ordo corvino [i Predicatori] si scaglierà contra l’ordene colombino [i Minori] per manifesta invidia» e, anzi, «al tenpo della persecutione se delungherà dalla navicella de sancto Petro» e sarà «ribello» alla Chiesa.

 

 

Agli occhi di chi visse le lacerazioni del primo Cinquecento, queste profezie acquistavano un’angosciante ed esaltante attualità. Una vera battaglia di pulpiti diede linfa tanto alla Riforma quanto al suo contrasto. Alle prediche di Lutero (1483-1546) replicavano quelle «contro gli eretici del nostro tempo» di Johann Eck (1486-1543), uno dei suoi primi avversari, con un ruolo non indifferente nel radicalizzare e rendere insanabile lo scontro.

Johann Eck, Homiliarum sive Sermonum … adversus quoscunque nostri temporis hæreticos, super Evangelia de tempore ab Adventu usque ad Pascha.
[Colonia, Gottfried Hittorp, Eucharius Cervicornus], 1537. 8°
2.G.IV.22
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Nella violenta polemica – e nel travaglio delle scelte personali – l’Anticristo, corruttore della fede, poteva essere tanto Lutero quanto il Papa. La frattura attraversò anche gli ordini religiosi. Clamoroso fu il caso di Bernardino Ochino, generale dei Cappuccini, accolto e ascoltato da molti come un novello Bernardino da Siena. Nel 1542 fuggì dall’Italia passando al campo riformato, dicendo che, se prima aveva predicato il Vangelo «in maschera», era giunto il momento di denunciare con forza che il vero Anticristo era il Papa. I suoi scritti erano una sorta di predicazione in absentia, rivolta agli italiani dal suo esilio, avvalendosi della collaborazione di figure come il libraio Pietro Perna († 1582), un domenicano passato anch’egli alla causa della Riforma.

Una proposta più sottile era avanzata dal Beneficio di Cristo, un testo anonimo ma considerato un manifesto e strumento di propaganda di quanti speravano di cambiare dall’interno la Chiesa, influenzando il dibattito del futuro concilio. Il testo fu considerato un grave pericolo. Il domenicano Ambrogio Catarino Politi (1484-1553) – già avversario di Ochino – non esitò a bollarlo come pieno di «inganni luterani», contribuendo così a tracciare contrapposizioni nette e durature.

Ambrogio Catarino Politi, Compendio d’errori, & inganni luterani, contenuti in un libretto, senza nome de l’autore, intitolato, Trattato utilissimo del benefitio di Christo crucifisso.
Brescia, Damiano Turlino, giugno 1544. 8°
3.t.II.9

 

 

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