Sono partito da genitori più anziani, dal sottosuolo della piccolissima borghesia, da una famiglia di violenti e di timidi, di “insoliti” probabilmente. Mi pare di essermi affacciato quasi per miracolo alla superficie della discussione, del dibattito vivo; ma talvolta mi domando come ho fatto a “tenere”, bene o male, fin qua; e come farò a tenere per il futuro. Se il mondo fosse fatto di cervello, mani e cuore allo stato puro, forse avrei probabilità di sfondare […]. Invece tutto per me è ingombro, pressione, complesso: fisico, fisiologico, psicologico, non so che altro mettermi. Mi pare di venire da strati umani così vecchi e fragili, anche se commoventi (e forse strazianti), che probabilmente non riuscirò mai a guarirmi veramente; e forse comincio già a invecchiare su queste cose. 
[Lettera di Francesco Arcangeli a Ennio Morlotti, 25 gennaio 1956, c. 1
BCABo, fondo Arcangeli, 90.24.17]

Lettera di Ennio Morlotti a Francesco Arcangeli, gennaio 1954, cc. 2
BCABo, fondo Arcangeli, 82.1.2

Lettera di Giovanni Testori a Francesco Arcangeli, 19 maggio 1954, c. 1
BCABo, fondo Arcangeli, 87.8.1

La visione naturale non è più, ora, una sensazione da adeguare all’opera, da trasfigurare con gli elementi più splendidi e perfetti (come è accaduto, sostanzialmente, dagli impressionisti a Morandi), ma è un’impressione che subito l’emozione stravince. Natura è la cosa immensa che non vi dà tregua, perché la sentite vivere tremando fuori, entro di voi: strato profondo di passione e di sensi, felicità, tormento. In un tale rapporto si include tutto ciò che si sta svelando, di pauroso per chi ancora ama il tempo lento ed umano del vecchio mondo naturale, nell’universo. Un paesaggio si capta, come per ipotesi enorme, dal volo d’una automobile, la notte; dall’inclinazione d’un aereo; durante la pausa insostenibile d’un bombardamento. Il nostro occhio è inquietato dalle dimensioni moltiplicate, dalle ipotesi nucleari; è inquietato mentre guarda, mentre sogna, mentre ricorda.
[Francesco Arcangeli, Gli ultimi naturalisti, «Paragone/Arte», 59 (1954), pp. 29-43, ora in F. Arcangeli, Dal romanticismo all’informale, Torino, Einaudi, 1977, p. 317]

Giovanni Testori, Il dio di Roserio, Torino, Einaudi, 1954
Nell’occhietto è presente la dedica di Giovanni Testori a Francesco Arcangeli del 15 dicembre 1954
BCABo, ARCANGELI B. 482

Francesco Arcangeli, «Ennio Morlotti»
Dattiloscritto, s.d., cc. 24, con una annotazione di Bianca Arcangeli, edito in F. Arcangeli, Ennio Morlotti, Milano, Edizioni del Milione, 1962
BCABo, fondo Arcangeli, 157.4

Morlotti, a cura di Francesco Arcangeli, s.l., s.n., 1954
BCABo, fondo Arcangeli, 169.9

Francesco Arcangeli, Ennio Morlotti, Milano, Edizioni del Milione, 1962
BCABo, ARCANGELI F. 318

Ennio Morlotti, Paesaggio, 1946
Francesco Arcangeli, Ennio Morlotti, Milano, Edizioni del Milione, 1962, p. XIII

Ennio Morlotti, Figura su fondo azzurro, 1950; Immagine, 1950; Figure, 1950
Ennio Morlotti, introduzione di Gianni Testori, Milano, Edizioni del Milione, 1951, tavole non num.