Gli spettacoli e le opere letterarie

Il “caso Mortara” oltre a essere il soggetto di centinaia di articoli sulla stampa internazionale ha ispirato molti lavori teatrali e artistici, sia nell’immediatezza dei fatti sia in epoca recente.

Nadar (Gaspard-Félix Tournachon), Caricatura di Victor Séjour
Fonte: gallica.bnf.fr / BnF

Il primo lavoro teatrale, un dramma in cinque atti, lo si deve a Victor Séjour (1817-1874),  un “uomo di colore libero” nato a New Orleans da famiglia abbastanza benestante, che, trasferitosi giovane a Parigi, vi si affermò come drammaturgo di successo. Inizialmente raggiunse la notorietà grazie ad un racconto contro la schiavitù dal titolo Il mulatto (1837). Sull’onda del “caso Mortara” traspose la vicenda di Edgardo in una pièce  teatrale dal titolo La tireuse de cartes che andò in scena a Parigi il 22 dicembre 1859 alla presenza dell’imperatore Napoleone III e dell’imperatrice Eugenia. L’evento suscitò molto scalpore.
Pur essendo cattolico, Séjour si schiera dalla parte dei Mortara, il suo impegno civile lo porta ad assimilare l’oppressione dei neri per il colore della pelle alle discriminazioni subite dagli ebrei per motivi religiosi.
Nell’opera in cinque atti, ambientata a Genova nel 1745, ad essere battezzata e rapita è una bambina, mentre a cercarla disperatamente è la madre che fa, come dice il titolo, la chiromante. La tireuse de cartes è anche l’opera teatrale sul “caso Mortara” più tradotta e rappresentata all’estero.

L’attività di Séjour è stata approfonditamente studiata da Elèna Mortara, nel saggio Writing for justice. Victor Séjour, the kidnapping of Edgardo Mortara and the age of transatlantic emancipations, del 2015.

 

 

Victor Séjour, La tireuse de cartes. Drame en cinq actes et un prologue, en prose,
Paris, M. Lévy frères, 1860.
32.F.302

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Il «Monitore di Bologna» pubblica una lunga recensione con un dettagliato riassunto del dramma di Victor Séjour La tireuse de cartes apparsa sul quotidiano parigino «Le Siècle». Nell’introduzione all’articolo si evidenzia che il dramma è stato applaudito dall’imperatore Napoleone III. L’autore della recensione non concorda con il lieto fine e termina con questa frase riferita al “caso Mortara”:
Sovente scritto con eloquenza, ha il merito di risvegliare ed appoggiare una causa che ha commosso il mondo.

Appendice [Recensione de La tireuse de cartes], «Monitore di Bologna», 15 gennaio 1860, suppl. al n. 11, p. 1-2.

Quasi contemporaneamente al lavoro di Séjour viene pubblicata, con il titolo L’indovina, la traduzione italiana de La tireuse de cartes ad opera di Luigi Enrico Tettoni. La rappresentazione dell’adattamento italiano provoca polemiche in diverse città.

Victor Séjour, L’indovina (nel testo originale) La tireuse de cartes, dramma in 5 atti ed un prologo, versione di Luigi Enrico Tettoni,
Milano, F. Sanvito, 1860.
  8. Componimenti teatrali, Cart. G4, n. 24

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Nel febbraio 1860 su «Il Canocchiale» se ne annuncia una rappresentazione a Bologna, della quale però non rimane traccia. E’ quindi probabile che sia stata annullata.

«Il Canocchiale. Giornaletto non politico»
a. I, n. 21, 25 febbraio 1860, p. 3.

Il dramma di Herman M. Moos esce poco dopo quello di Séjour.

Herman M. Moos, Mortara or the Pope and his inquisitors. A drama . Together with Choice poems,
Cincinnati, Ohio, Bloch & co., 1860.
32.C.617.

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Si conosce poco di questo autore statunitense, Herman M. Moos (1836-1894), autore di un dramma ispirato al “caso Mortara”, come indicato anche dal titolo e dall’ambientazione nella Roma papale del XIX secolo, a differenza di altre opere sempre ispirate al “caso Mortara”, come La tireuse de cartes di Victor Séjour, che viene ambientata in Liguria nella prima metà del Settecento. La storia raccontata è particolarmente drammatica: Mortara, il cui figlio Benjamin gli è stato strappato dall’Inquisizione perché battezzato a sua insaputa, verrà torturato dagli inquisitori, e la vendetta arriverà per mano di Jephthar, nipote di Mortara, che uccide il papa ma a sua volta viene ucciso.

L’anno successivo, il 1861, sarà la volta di un’opera italiana La famiglia ebrea, di Riccardo Castelvecchio, pseudonimo di Giulio Pullé (1814-1894), uno scrittore teatrale nato a Verona in una famiglia fiamminga. Pullé divenne noto per opere ispirate a Goldoni e ad argomenti storici. Questo lavoro ha la singolare caratteristica di essere presentato come un “poliziesco”. Nel racconto di Castelvecchio, il padre del bambino rapito è un rabbino sostenitore dell’Unità d’Italia. Il bambino rapito aderirà alla causa dell’Unità nazionale, ma deciderà di rimanere cattolico: questo fatto però nella nuova Italia non costituirà un problema per i suoi rapporti con la famiglia d’origine. L’autore utilizza riferimenti biblici, in particolare la storia dell’Esodo, per collegare la liberazione di una famiglia ebrea alla liberazione di tutte le famiglie italiane, che aspirano a vivere in armonia in uno stato laico. L’opera è senza data, tuttavia un riferimento interno dell’autore fa pensare più probabile la pubbicazione nel 1861.

Giulio Pullè (Riccardo Castelvecchio), La famiglia ebrea : Dramma in quattro atti ed un prologo,
(S. l., s. n., 1861?).
CdF.MISCELL. A XXXVIII op. 4.

Venendo ad anni più vicini a noi il “caso Mortara” ritorna alla ribalta con la ripresa della causa di beatificazione di Pio IX sul finire del XX secolo e con l’uscita, quasi contemporanea, nel 1996, del libro di Kertzer, Prigioniero del Papa Re (Rizzoli) che ebbe una grande risonanza.

Alfred Uhry e il suo libro.
Fonte: Internet

La vicenda di Edgardo Mortara ispira un nuovo lavoro teatrale Edgardo Mine. Lo scrive il drammaturgo Alfred Uhry (vincitore di un Pulitzer, di un Oscar e di due Tony Award) ed è basato sul libro Prigioniero del Papa Re di David Kertzer. E’ stata prodotto e rappresentato all’Hartford Stage nell’autunno del 2002, diretto da Doug Hughes; la rappresentazione si è avvalsa della partecipazione di Brian Murray nel ruolo di Pio IX e di Randy Graff nel ruolo di Marianna Mortara. Una nuova versione dell’opera è stata prodotta e messa in scena al Guthrie Theater di Minneapolis dal 4 Novembre al 17 Dicembre 2006.

Una recensione di Edgardo Mine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 27 e il 28 gennaio del 2004 Massimo Manini e la compagnia Piccoli Trasporti Teatrali portano in scena al Teatro Dehon di Bologna L’affaire Mortara, scritto, diretto e interpretato da Massimo Manini insieme alle attrici-musiciste Francesca Bianchi, Giovanna Gagliardini e Francesca Petralito. La pièce racconta di Edgardo Mortara e della sua famiglia e mette in scena le dispute e controversie tra i genitori del piccolo Edgardo e il resto della società d’allora: dalla Santa Sede agli uomini di potere, agli avvocati, ai diplomatici, agli ambasciatori e ai capi di stato di tutto il mondo, al popolo: tutti, chi più chi meno, responsabili di questa vicenda.

Una recensione del testo L’affaire Mortara

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Stefano Pesce durante il suo spettacolo dedicato al caso Mortara.

Il 29 gennaio 2022 è Stefano Pesce, all’Oratorio dei Filippini, a portare in scena gli atti del processo Mortara con lo spettacolo Bologna: il caso Edgardo Mortara o il caso di Via Lame. La tesi di Pesce è che il caso si basi su una bugia di Anna Morisi che non avrebbe mai battezzato Edgardo, ma si sarebbe limitata a raccontare un fatto mai accaduto.
Pesce sceglie la forma del docu-teatro e ricostruisce il caso utilizzando gli atti del processo all’inquisitore, ma anche immagini della Bologna dell’epoca.
Lo spettacolo è stato organizzato dal Museo Ebraico di Bologna e replicato, tra l’altro, al MEIS di Ferrara.

Una recensione dell’opera di Bologna: il caso Edgardo Mortara o il caso di Via Lame

 

 

 

 

 

 

 

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Scena dell’opera di Francesco Cilluffo Il Caso Mortara

La storia di Edgardo Mortara conquista anche la lirica con Il caso Mortara di Francesco Cilluffo, opera – in italiano – commissionata dal Dicapo Opera Theater e presentata il 25 febbraio 2010 con la messa in scena di Michael Capasso. Il giovane compositore e direttore d’orchestra Cilluffo ne scrive anche il libretto con l’aiuto del drammaturgo Luca Valentino.

Ispirata dal libro di Kertzer, l’opera si svolge in due atti: nel primo si racconta del rapimento, della visita a Roma dei genitori e del rapporto con Pio IX. Il successivo mette in scena le speranze riaccese dopo la conquista di Roma da parte dello Stato italiano e la decisione di Edgardo di non ricongiungersi alla famiglia e di diventare prete. In scena anche il confronto con il fratello Riccardo che gli chiede invano il ritorno in famiglia dopo la morte del padre.
Il caso Mortara comprende duetti, arie, concerti e cori ed è stato accolto con molto favore dalla critica

Una recensione dell’opera Il caso Mortara.

L’aria di Marianna dell’opera Il caso Mortara su Youtube

Altri brani dell’opera su Youtube estratti dalla prima mondiale di New York dal sito di Francesco Cilluffo.

Opere letterarie

Tornando all’Ottocento, il “caso Mortara” viene citato anche nel romanzo storico-politico I Mille, di Giuseppe Garibaldi, caratterizzato da un acceso anticlericalismo. La vicenda di Edgardo Mortara è citata  a p. 182:
Del racconto di quanto successe nella chiesa di S. Pietro alla conversione di Marzia e di suo padre, i devoti di tali stomachevoli cerimonie avranno veduto un campione nella conversione del fanciullo Mortara, rubato dai preti ai parenti ebrei per farne un cattolico.
La frase è riportata nel cap. XXX, La conversione, in cui la giovane protagonista del romanzo, Marzia, che per sfuggire alle insidie di un monsignore si era travestita da uomo ed era partita con i Mille per Marsala, viene catturata e condotta a Roma, dove è costretta a convertirsi insieme al padre Elia durante una cerimonia descritta dettagliatamente da Garibaldi, che descrive i preti come degli scarafaggi.

 

Giuseppe Garibaldi, I Mille,
Torino, Tip. e lit. Camilla e Bertolero, 1874, p. 170-183.
5.T.VI.28.

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Con lo scrittore e giornalista Pier Damiano Ori la vicenda è posta al centro di un’opera di taglio narrativo scritta con Giovanni Perich nel 1983.

 

Pier Damiano Ori, Giovanni Perich, La carrozza di san Pietro,
Milano, Editoriale nuova, 1983.
17*.AA.899.

Anche il mondo dei fumetti, oltre a quello del cinema, del teatro, della pittura e della letteratura, è stato attratto dalle vicende del “caso Mortara”. Così Marzia Guerrieri ricostruisce le vicende di Edgardo in un libro a fumetti del 2022, Lo strano caso di Edgardo Mortara, una graphic novel basata su Prigioniero del Papa Re di David Kertzer e, caso insolito per un fumetto, ma molto apprezzabile, l’autrice pubblica anche una puntuale e aggiornata bibliografia.

Marzia Guerrieri, Lo strano caso di Edgardo Mortara,
S.l., a cura dell’autore, 2022.
17*.CC.1972.

Ancora più singolare, anche per le polemiche che ha generato, è il caso di 1602, della famosa casa editrice Marvel Comics, una miniserie di otto numeri editi in Italia dalla Panini Comics tra il 2003 e il 2004, poi ripubblicati in un unico volume nel 2013 con il titolo Marvel 1602.

 

Marvel 1602, storia di Neil Gaiman, disegni di Andy Kubert,
Modena, Panini Comics, 2013
ARPE-Mo. C. 1081.

La cupa vicenda contrassegnata da omicidi e torture, è ambientata nel sec. XVII, soprattutto in Spagna e Inghilterra, e uno dei protagonisti è Enrico il Grande Inquisitore, che si scopre essere un bambino ebreo veneziano rapito e battezzato da preti cattolici, con allusioni alla pedofilia, che in cuor suo medita di vendicarsi di ciò che ha subito da piccolo sostenendo i nemici della Chiesa cattolica, ma verrà scoperto e condannato al rogo, da cui riuscirà però a salvarsi.
Di 1602 scrive Vittorio Messori in «Io, il bambino ebreo rapito dal Pio IX», edito nel 2005. Per Messori si tratta della prova, insieme ad altre pubblicazioni citate dallo stesso autore, dell’ampia diffusione di stereotipi anticattolici e dell’utilizzo settario del “caso Mortara”.