Aedictum contra bibliopolas

Come si può vedere dalle immagini, sul documento a stampa erano lasciati degli spazi bianchi che venivano “compilati” a mano con i nomi dei destinatari, esponenti delle commissioni inquisitori ali dei diversi territori in cui questo decreto doveva trovare applicazione. La copia A presente presso la biblioteca dell’Archiginnasio è indirizzata a Leandro Alberti e Niccolò Bargellesi ed è relativa alla città di Bologna. La copia B è invece indirizzata al solo Leandro Alberti – mentre il nome di Bargellesi appare solo nel verso del documento – e si riferisce al territorio della Romagna.
Leandro Alberti è stato inquisitore di Bologna nel 1550-1551 e in questa veste in Q interroga don Pietro Manelfi, episodio decisivo per il precipitare degli eventi nel finale del romanzo. Nel 1543, quando l’editto viene emanato, Alberti non ricopre ancora questa carica ma figura come vicario dell’inquisitore di Bologna (si veda la voce a lui dedicata in: A. Prosperi, Dizionario storico dell’Inquisizione. Vol. I: A-D, con la collaborazione di Vincenzo Lavenia e John Tedeschi, Pisa, Edizioni della Normale, 2010, p. 26-27).
Un esemplare di questo editto è stato pubblicato in J. Hilgers, Der Index der verbotenen Bücher, Freiburg im Breisgau, Herdersche Verlagshandlung, 1904, p. 483-486. Hilgers riporta la copia presente nelle Litterae apostolicae diversorum romanorum pontificum contenute in diverse edizioni cinquecentesche e seicentesche del Directorium Inquisitorum di Nicholas Eymerich. Questa copia riguarda il territorio della città di Ferrara ed è indirizzata a Tommaso Maria Beccadelli che proprio nel 1543 abbandona il ruolo di inquisitore a Ferrara per assumere lo stesso incarico a Bologna.

Copia A, 1 manifesto (44×57 cm). Collocazione: FONDO SPEC Diplomi Brevi Stampati 02

 

 

 

 

 

Copia B, 1 manifesto (44×57 cm). Collocazione: FONDO SPEC Diplomi Brevi Stampati 03